Raid aerei e bombe su Gaza: la Palestina resiste, noi con lei

Euromediterraneo

di Jacopo Bernaus

 

«Prendi dei gattini, dei teneri micetti e mettili dentro una scatola, mi dice Jamal, chirurgo dell’ospedale Al Shifa, il principale di Gaza, mentre un infermiere pone per terra dinanzi a noi proprio un paio di scatoloni di cartone, coperti di chiazze di sangue. Sigilla la scatola, quindi con tutto il tuo peso e la tua forza saltaci sopra sino a quando senti scricchiolare gli ossicini, e l’ultimo miagolio soffocato

Queste sono le parole del dottor Jamal rivolte a Vittorio Arrigoni nel periodo tra il dicembre del 2008 e il gennaio del 2009, quando le bombe dell’aviazione israeliana colpivano pesantemente la popolazione civile della Striscia. Purtroppo questa metafora torna anche oggi tremendamente attuale.

Ieri sera è successo ancora. L’aviazione israeliana, ha colpito con 56 raid aerei e più di 70 bombe sganciate l’area nord della Striscia di Gaza, in risposta ad un razzo lanciato dalla Striscia in direzione di Sderot. L’attacco è stato rivendicato da un gruppo salafita, Ahfad al Sahaba-Aknaf Bayt al Maqdis, molto vicino allo Stato Islamico.

Il neo ministro della difesa Lieberman avrà subito pensato a quale ghiotta occasione gli si presentava davanti, decidendo così di bombardare pesantemente la Striscia con i nuovi F-35, i temibili caccia ora in possesso dell’aviazione israeliana. Chiaramente le notizie ufficiali dell’esercito e del governo Israeliano parlano di un’azione mirata, per eliminare le cellule di terroristi che rappresentano un pericolo per la sicurezza dello Stato di Israele.

Intanto però gli ospedali nella Striscia questa notte erano pieni. La maggior parte bambini con vere e proprie crisi nervose, disperati nel dover sentire di nuovo l’orribile frastuono di quelle maledette bombe, che nell’ultima grande operazione dell’aviazione israeliana, avvenuta nell’estate del 2014, hanno spazzato via la vita di oltre 2.300 persone.

Le poche notizie che ieri sera pervenivano dalla Striscia (gli account Twitter di informazione di chi opera a Gaza erano insolitamente silenziosi: coincidenze?) facevano trasparire la paura e la disperazione di chi ha vissuto un vero e proprio inferno nella prigione a cielo aperto più grande del mondo.

E tutto questo anche i bambini lo sanno. Sanno che per la sicurezza dello Stato di Israele devono subire la paura, il terrore che solo chi vive sotto le bombe può conoscere. Sanno che loro sono come i gattini di cui parlava il dottor Jamal, chiusi dentro una scatola sigillata.

Ma d’altra parte chi più di Israele si prende cura dei Palestinesi?  È stato divulgato un video qualche giorno fa in cui Netanhayu ha il coraggio di dire che è proprio Israele a preoccuparsi dei palestinesi più di chiunque altro. Dice, all’ inizio del video: « ..ora dico una cosa, qualcosa a cui molti di voi non crederanno…»

Ed è proprio così: noi non ti crediamo, sappiamo che sei un assassino come il tuo governo che vanta al suo interno nomi come Ayelet Sheked, il ministro alla giustizia che manderebbe i carri armati contro i bambini palestinesi, o chi come Lieberman gioca con i suoi nuovi caccia da bombardamento con le vite di milioni di civili.

No Bibi, nessuno ti crede e faremo di tutto per mostrare che il vero terrorista, il migliore amico dei terroristi che tanto fingi di combattere sei proprio tu.

La Palestina resiste, noi con lei.