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Viaggio in Wallmapu:  “Il paradiso perduto non può più attendere” Wallmapu 

Viaggio in Wallmapu: “Il paradiso perduto non può più attendere”

A gennaio 2018 ritorneremo in Patagonia (Argentina e Cile) fra le comunità in resistenza per il recupero territoriale.

Sono passati oltre 10 anni dal nostro primo viaggio in Argentina e in Patagonia. Era il 2004 e l’Argentina, dopo il collasso economico del 2001, era nel pieno del fermento popolare: si sviluppavano esperienze straordinarie di “recupero” di fabbriche abbandonate dai padroni e, dopo un paio di anni di cacerolazos e manifestazioni in tutto il paese, grandi novità e spinte dal basso sembrava dovessero rigenerare e prendere il sopravvento sulla corruzione dei potenti al governo. Si recuperavano fabbriche attraverso la forma di cooperative autogestite come la fabbrica di ceramiche Zanon (FaSinPat), l’Hotel Bauen, la fabbrica di abiti Brukman, la stamperia Chilavert, autogestione anche per il centro di salute di Solano a cura del ex MTD e molte altre.

Erano gli anni in cui in Italia si veniva a conoscenza degli enormi investimenti da parte di alcune multinazionali in terra mapuche, primo fra tutti il gruppo italiano “Benetton” che con 900 mila ettari è il più grande proprietario terriero in Patagonia.

Da allora, spinti dalla curiosità sulle esperienze di autogestione metropolitane e soprattutto dalla resistenza della “gente della terra” (questo è il significato di Mapuche) che da sempre abita i meravigliosi territori tra a Patagonia argentina e cilena, ci siamo recati numerose volte, in tanti, per sostenere una resistenza che oggi più che mai ci appare fondamentale.

Abbiamo raccontato delle recinzioni, del filo spinato, delle minacce e degli sgomberi che quotidianamente avvengono ai danni delle comunità che non intendono abbandonare la terra a cui appartengono. Abbiamo denunciato come l’unico fine dei grandi proprietari terrieri sia lo sfruttamento totale delle risorse di cui questa immensa terra è ricca…. Stiamo parlando di acqua, oro, minerali e sviluppo turistico: la presenza delle comunità mapuche “infastidisce” e “disturba” i piani stpeculativi dei potenti di turno.

Nel corso dei nostri viaggi in terra mapuche abbiamo conosciuto Facundo Jones Huala, leader degli indigeni che nelle proprietà di Benetton si stanno ri-organizzando. Facundo è in carcere da un anno con l’accusa di terrorismo, ma nonostante questo le comunità non arretrano.

La vicenda è diventata un problema di ordine pubblico per il governo argentino che cerca di risolverla mandando i reparti della gendarmeria indirizzati dalla milizia privata di Benetton, che oramai da mesi è nell’occhio del ciclone. Lo scorso agosto, durante l’ennesima repressione di una protesta, scompare un attivista ad opera della gendarmeria: si chiama Santiago Maldonado, ha 27 anni.

Ne viene denunciata la sparizione, facendo riaffiorare nel popolo argentino i fantasmi dei metodi brutali della dittatura e dando luogo a proteste in tutto il paese, a una resistenza inaspettata a qualsiasi tentativo di deviamento delle indagini e repressione del dissenso.

Il caso dei Mapuche diventa internazionale e il ritrovamento del corpo di Santiago nel fiume Chubut, nella tenuta di proprietà Benetton, a pochi metri da dove era stato visto l’ultima volta il giorno della sua sparizione, alimenta la convinzione di una precisa responsabilità del marchio italiano.

Non abbiamo mai smesso di raccontare tutto ciò cha accade in questi luoghi lontani, e siamo convinti che sia il momento giusto per tornare in queste terre che tanto hanno riempito i nostri occhi e i nostri cuori.

Partiamo nel mese di gennaio (indicativamente dal 2 al 17) e lo facciamo come sempre con l’intento di essere uno strumento utile alla resistenza dei Mapuche e per vivere e raccontare con i nostri corpi, ancora una volta, quello che succede laggiù.

Non siamo mai partiti da soli e per questo chiunque abbia voglia di venire con noi è il benvenuto.

Attraverseremo molti dei territori “recuperati”, dal Cile all’Argentina. Varcheremo l’unico confine riconosciuto dagli indigeni, che è quello naturale della Cordigliera delle Ande. Torneremo ad incontrare le comunità autorganizzate, le radio comunitarie, le famiglie accerchiate dal filo spinato di Benetton che, dopo la morte di Santiago, non sono più così sole “nel loro tentativo di strappare ai mentori della morte che governano il mondo, il diritto di essere, di sognare e di camminare senza tutori schiavisti, provando a costruire una nuova umanità, rispettosa, reciproca, giusta e armoniosa con la terra”.

A breve presenteremo il programma dettagliato del viaggio ma vi invitiamo a contattarci alla mail per poter organizzare al meglio la nostra presenza nelle comunità.

Come sempre, oggi più che mai: Marichi weu! (dieci volte vinceremo!)
Perché come sta scritto sullo striscione all’esterno del carcere dove è detenuto Facundo, a Esquel, “Il paradiso perduto non può più attendere”

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