Campagna Dheisheh Resiste, Palestina

Punizione collettiva. I tagli dell’occidente all’Unrwa e le disastrose conseguenze sui profughi palestinesi

Il 26 gennaio, dopo i numerosi tagli degli ultimi anni, gli Stati Uniti e i principali paesi occidentali hanno sospeso totalmente l’erogazione di aiuti economici all’Agenzia delle Nazione Uniti per i rifugiati palestinesi (UNRWA) che fornisce assistenza umanitaria ai rifugiati palestinesi nei campi, gestisce scuole, infrastrutture e servizi medici. Si tratta di un attacco politico alla diplomazia internazionale senza precedenti, nel bel mezzo di una crisi politica, sociale e umanitaria gravissima.

 

La decisione dell’amministrazione Biden è arrivata pochi minuti dopo la sentenza della Corte internazionale di Giustizia che aveva definito “plausibile” l’accusa di genocidio a Gaza. I suoi alleati occidentali, tra cui l’Italia, hanno replicato l’azione statunitense, sospendendo i fondi all’agenzia delle Nazioni Unite. Una banca israeliana ha inoltre bloccato il conto bancario dell’agenzia.

Il motivo è l’accusa di Israele nei confronti di 12 lavoratori dell’Unrwa di aver partecipato all’attacco del 7 ottobre. Il commissario generale dell’agenzia, Philippe Lazzarini, ha annunciato l’apertura di un’inchiesta interna e il licenziamento preventivo dei dipendenti accusati dallo stato ebraico. Ad oggi, Israele non ha tuttavia fornito alcuna prova rispetto al loro presunto coinvolgimento.

Da tempo Israele insiste affinchè l’Unrwa cessi il suo operato e che i 5,9 milioni di profughi palestinesi riconosciuti non vengano più definiti tali. Un modo per seppellire definitivamente la questione del diritto al ritorno dei palestinesi cacciati dalle proprie terre, sancito dalla risoluzione 194 del 1948 delle Nazioni Unite, e mai rispettato da Israele.

Negli ultimi anni la comunità internazionale, sempre meno interessata alla questione dei profughi palestinesi, ha tagliato drasticamente le risorse destinate all’Unrwa che con sempre maggiore difficoltà porta avanti attività in materia di istruzione e sanità per i quasi 6 milioni di profughi sparsi tra i Territori palestinesi occupati, il Libano, la Siria e la Giordania. Con 30 mila dipendenti, quasi totalmente palestinesi, l’Unrwa garantiva inoltre un’importante fonte di reddito per le stesse famiglie dei campi profughi.

Colpire l’Unrwa rappresenta una tragedia nella tragedia. L’agenzia ha un ruolo essenziale nella distribuzione di aiuti umanitari nella striscia di Gaza, dove gli abitanti sono già ridotti alla fame, in particolare nel nord, dove si sono già registrati numerosi casi di inedia e decessi legati alla mancanza di cibo e acqua. Il 5 febbraio le navi da guerra israeliane hanno bombardato l’ennesimo convoglio umanitario.

Nel campo profughi di Dheisheh, in Cisgiordania, l’Unrwa è responsabile dello smaltimento dei rifiuti, della gestione di quattro scuole per circa 1.840 studenti e di un centro medico per gli abitanti del campo e delle aree circostanti. Già prima della sospensione dei fondi, il sistema era già in sofferenza. Le continue interruzioni dei servizi hanno avuto forti ripercussioni sulla sfera educativa e sanitaria della popolazione.

Ora l’intero sistema rischia il tracollo. La disoccupazione del campo, che ha già superato l’80%, è destinata ad aumentare drasticamente. La fornitura dei servizi essenziali è messa a repentaglio, così come la capacità di sussistenza dei profughi di Dheisheh.

Gli abitanti del campo hanno tuttavia deciso di autorganizzarsi per fornire alimenti, medicine e altri beni di prima necessità alle famiglie più vulnerabili. Senza mezzi e finanziamenti, le organizzazioni popolari palestinesi possono contare solamente sulla solidarietà internazionalista dal basso.

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