Campagna Dheisheh Resiste, Palestina

In Palestina, dalle persone alle persone: nasce la campagna Dheisheh resiste

Nasce la nuova campagna DHEISHEH RESISTE. Un’iniziativa dal basso di Associazione Ya Basta! Êdî bese! e ACS italia – Associazione di Cooperazione e Solidarietà ONG a sostegno del campo profughi palestinese di Dheisheh (Betlemme). 

A seguito degli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 e l’inizio della durissima rappresaglia dell’esercito israeliano, appoggiata dalle principali forze occidentali, la Palestina è sprofondata in una crisi gravissima. Mentre nella Striscia di Gaza è in corso un genocidio e un’emergenza umanitaria senza precedenti, la guerra totale di Israele provoca violenze indiscriminate in tutti i territori palestinesi occupati. Ad oggi, i campi profughi palestinesi sono i bersagli più colpiti. Dopo la carovana di solidarietà del 2022, Ya Basta! Êdî Bese! e Acs Ong tornano a mobilitarsi a fianco del campo profughi di Dheisheh.

Cosa vogliamo fare

In sinergia con il Comitato Popolare di gestione del campo e le organizzazioni di Dheisheh, abbiamo deciso di lanciare la campagna “Dheisheh Resiste”.
Mentre a Gaza gli aiuti umanitari vengono bloccati al confine o in molti casi saccheggiati per essere rivenduti al mercato nero. In Cisgiordania molte organizzazioni umanitarie internazionali hanno sospeso i loro programmi e vengono continuamente ostacolate dalle autorità israeliane che annullano visti di lavoro e impediscono l’ingresso degli operatori nei territori occupati.
La priorità è quella di garantire alle fasce più vulnerabili della popolazione del  campo l’accesso a cibo, prodotti igienici e medicine, che sono diventati sempre più costosi e difficili da ottenere a causa delle restrizioni di movimento, delle incursioni dell’esercito e delle difficoltà economiche.
Mentre chiediamo a gran voce il cessate il fuoco incondizionato e l’accesso ai rifornimenti umanitari a Gaza, continuiamo a supportare le organizzazioni popolari palestinesi per garantire generi alimentari, medicine, dispositivi medici e supporto economico ai residenti più vulnerabili.

Come lo vogliamo fare

Assieme ai nostri partner locali siamo già al lavoro per sostenere gli abitanti più vulnerabili e promuovere l’autorganizzazione dal basso della popolazione del campo.  Abbiamo fissato alcuni obiettivi iniziali, con la consapevolezza che le esigenze reali del campo sono ben maggiori. Il tuo contributo ci permetterà di ampliarli e raggiungere in maniera ancora più capillare la popolazione di Dheisheh.

● Distribuzione pacchi alimentari: 150 famiglie del campo riceveranno
periodicamente un pacco con generi di prima necessità.
● Fondo di emergenza : 100 persone del campo che devono affrontare urgenti spese in materia di assistenza legale, medica o scolastica, verranno supportate
economicamente in base alle necessità.
● Cash for work: 30 persone che hanno perso il lavoro a causa del blocco israeliano riceveranno un’equa retribuzione per svolgere attività a servizio della comunità del campo

Il progetto verrà portato avanti dalle organizzazioni attive nel campo profughi di Dheisheh, attraverso il coordinamento del Comitato Popolare.

Come contribuire alla campagna

È possibile sostenere attivamente la campagna “Dheisheh resiste” partecipando al
crowdfunding su PRODUZIONI DAL BASSO, raggiungibile al link:
https://www.produzionidalbasso.com/project/dheisheh-resiste-sosteniamo-le-organizzazioni-popolari-del-campo-profughi-di-dheisheh-palestina/
oppure
C/C : Ya Basta! Êdî Bese!
IT87Z0830401810000010358505
CAUSALE: Dheisheh
PAYPAL: info@yabastaedibese.it

Perché dobbiamo continuare a parlare delle violenze in Cisgiordania

All’inizio del 2023, le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2022 “come l’anno più letale per i palestinesi della Cisgiordania”. In un solo anno sono stati uccisi 209 palestinesi, tra cui 16 donne e 53 bambini. Prima del 7 ottobre l’esercito aveva già ucciso 205 palestinesi in West Bank. Ma sono bastati le prime settimane dall’inizio dell’operazione “Swords of Iron” per superare abbondantemente il triste primato.
Dal 7 ottobre 2023 dal 21 gennaio 2024, 369 palestinesi sono stati uccisi tra Cisgiordania e Gerusalemme. L’esercito israeliano ha ferito oltre 4.212 civili, compresi 637 bambini. I campi profughi risultano essere i più colpiti dall’offensiva. Da sempre spina nel fianco dell’occupazione israeliana, al tempo stesso i campi si dimostrano fortemente avversi alla corrotta Autorità palestinese, accusata di  collaborare con il governo di Tel Aviv per mettere in atto arresti politici e  contrastare le diverse forme di resistenza popolare.

Accanto alle irruzioni  quotidiane, l’esercito israeliano ha iniziato a bombardare diverse zone della West Bank, compresi edifici civili e luoghi di culto. I bulldozer demoliscono abitazioni e le strade dei campi, messi sotto assedio e sotto sorveglianza aerea continua. Non a caso, il campo profughi di Jenin è stato soprannominato dai media “the little Gaza” .
Nelle carceri israeliane si trovano al momento più di 7000 prigioniere e prigionieri politici, detenuti in condizioni durissime e spesso sottoposti a tortura. L’esercito israeliano colpisce scientemente collettivi studenteschi, organizzazioni di volontariato, enti benefici con l’obiettivo di reprimere ogni forma associativa e impedire l’accesso ai servizi alle fasce più deboli della popolazione.
La notte del 17 gennaio 2024 l’esercito israeliano compie l’ennesima irruzione all’interno del campo profughi di Dheisheh, alle porte di Betlemme, per arrestare Khaled Seifi, il direttore settantenne del Centro Culturale Ibdaa, una storica organizzazione laica e indipendente che da decenni si occupa del sostegno delle famiglie di tutto il campo. I giorni scorsi il tribunale militare israeliano lo condanna a cinque mesi di detenzione amministrativa, un regime che consente a Israele di imprigionare i palestinesi nei territori occupati senza accuse né processo e prorogabile a tempo indeterminato.

Ma chi sono i profughi palestinesi?

Con la proclamazione dello stato di Israele nel 1948 e la successiva offensiva militare, più di 750 mila palestinesi sono stati costretti a lasciare le proprie città e villaggi. Questo evento viene celebrato da Israele come “Guerra di indipendenza” mentre dai palestinesi viene ricordato come “Nakba” (catastrofe). Israele non ha mai permesso ai rifugiati di fare ritorno alle proprie terre, nonostante questo diritto sia stato sancito dall’ONU con la risoluzione 194 dell’11 dicembre 1948. Centinaia di migliaia di palestinesi continuano a vivere in condizioni precarie nei campi gestiti dall’UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente), a mantenere il loro status di rifugiato ed il formale “diritto al ritorno”. Una situazione irrisolta che da 75 anni mette a dura prova i campi e i loro abitanti.

Ad oggi la popolazione di rifugiati palestinesi è di circa  5,6 milioni. Più di 1,5 milioni vivono nei 58 campi profughi riconosciuti tra Giordania, Libano, Siria, Striscia di Gaza e Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est. I campi sono stati istituiti inizialmente come tendopoli temporanee ma nel corso degli anni si sono trasformati in aree urbane che arrivano ad ospitare centinaia di migliaia di persone, con una popolazione che varia da 2.500 a 27.000 abitanti in ciascun campo. I campi devono affrontare sfide legate al sovraffollamento, alle infrastrutture carenti, agli alti livelli di disoccupazione, all’insicurezza alimentare e alla forte situazione di instabilità politica. Con i continui tagli dei servizi dell’UNRWA e le violenze quotidiane dell’esercito israeliano i campi palestinesi versano in una situazione di estrema vulnerabilità.

Il campo profughi di Dheisheh

Il campo di Dheisheh è stato fondato nel 1949 su un terreno di 0,31 km2 alle porte di Betlemme. Costruito inizialmente come base di appoggio per 3.000 profughi interni provenienti da 79 villaggi palestinesi (oggi territorio israeliano), il numero di residenti a Dheisheh ha raggiunto circa 15.000 persone. Il campo è attraversato da una rete di strade e strettissimi vicoli. I marciapiedi non esistono e le case si affacciano direttamente sulla strada.

Oggi più della metà della popolazione del campo ha meno di 18 anni. I bambini sono privi di spazi aperti per giocare e socializzare in sicurezza.
Nonostante le difficoltà strutturali, il campo di Dheisheh si è sempre caratterizzato con una società civile molto attiva e per la sua diversità politica e culturale. Dalla fine degli anni ’70 numerose organizzazioni comunitarie e comitati giovanili si sono organizzati al suo interno, nonostante la feroce repressione delle forze militari di occupazione. All’interno del campo operano circa 30 organizzazioni giovanili e comunitarie. Le più importanti sono la Fondazione Ibdaa, il Centro al-Finiq, il Centro Laylac per l’azione giovanile e lo sviluppo comunitario, i Comitati delle donne e il Comitato locale per la riabilitazione delle persone disabili.


Durante la prima Intifada le forze israeliane (IDF) hanno recintato l’intero campo, lasciando un piccolo tornello come unico ingresso e isolando il campo dalla strada principale tra Betlemme e Hebron. Oggi la recinzione è stata rimossa e il tornello non è più in uso, anche se è ancora visibile all’ingresso del campo. Durante la seconda intifada, l’esercito ha lanciato una nuova e violenta offensiva, conducendo numerose incursioni, arresti e obbligando il campo a un coprifuoco prolungato.
Nonostante la zona sia formalmente sotto il pieno controllo palestinese (Area A), l’IDF conduce quotidianamente frequenti raid e sequestri all’interno del campo, anche contro bambini, e che spesso risultano fatali. Omar Ali Al-Laham, 25 anni, è stato ucciso lo scorso novembre durante un’ irruzione nel campo di Dheisheh. Dopo averlo colpito, i militari israeliani hanno impedito l’accesso delle ambulanze della Mezzaluna Rossa.

Gli eventi

Saremo presenti in molti spazi sociali per raccontare della straordinaria resistenza
del campo di Dheisheh e raccogliere fondi per supportare i progetti di emergenza
delle organizzazioni popolari. Il calendario degli eventi è disponibile sui canali di Ya
Basta! Êdî Bese!. È possibile organizzare una presentazione contattando
dheishehproject@gmail.com