E ci siamo resi conto quanto dipendiamo l’uno dall’altro per sopravvivere…

Latinoamerica

In questo periodo difficile di crisi globale per la pandemia da Covid-19 che la Bolivia e il mondo intero sta vivendo, è necessario più che mai riflettere sulle nostre vite. Qui un messaggio che vogliamo condividere  come Fundación Abril per riconoscere e riconoscerci collettivamente.

Molti di noi, si sono svegliati un giorno sentendosi letteralmente dentro a un incubo. La vita come la conoscevamo è cambiata da un giorno all’altro e ci scontriamo con qualcosa completamente sconosciuto. Il nemico invisibile, alcuni lo chiamano così, ma sembra piuttosto che per anni abbiamo rifiutato di guardare in faccia alla realtà nella quale viviamo.

Se c’è qualcosa che ha messo in luce questa pandemia, è l’enorme disuguaglianza delle nostre società. In molti siamo stati colpiti dalla doppia tragedia di dover affrontare l’emergenza sanitaria senza avere acqua nelle nostre case o senza poter accedere al sistema sanitario, senza avere una casa sicura dove ripararci e recuperare dalla malattia, costretti a vivere giorno per giorno mentre ci sono altri che nonostante e grazie alla crisi continuano a beneficiare accumulando ricchezze. Questa realtà ci deve far riflettere sull’importanza di poter avere servizi pubblici per tutti e organizzati per il bene comune, il bene di tutti.

Le strade sono state militarizzate. L’isolamento silenzioso e obbediente è ciò che si chiede da noi per affrontare la crisi. Le misure dello Stato per ammortizzare l’impatto economico sono insufficienti, arrivano in ritardo e sono diseguali. I lavoratori in fabbrica non possono lavorare in sicurezza e continuano a lavorare senza guanti, disinfettanti e mascherine. I contadini non possono portare i propri prodotti alle città. Non sono sufficienti gli applausi né i ringraziamenti per chi, rischiando la propria vita e quella della propria famiglia, sono in prima linea, a sostenere la catena di sussistenza: lavoratori dei supermercati e degli ospedali, operatori ecologici, che per molti anni hanno ricevuto bassi salari e solo ora li chiamano “essenziali”. Ci siamo resi conto di quanto dipendiamo gli uni dagli altri per sopravvivere. Ci siamo resi conto solo recentemente delle migliaia di cose che davamo per scontate. La paura ci ha paralizzato.

Però tutti abbiamo compreso che la malattia, la sconfitta, il dolore e la sofferenza sono anche un messaggio. Questo messaggio è spietatamente chiaro e diretto, ci dice che dobbiamo fermarci, riposarci, cambiare le nostre abitudini, cambiare rotta. Tuttavia alcuni resistono ancora all’ascolto e cercano una “cura” per eliminare ciò che ha rivelato la nostra vulnerabilità, per tornare rapidamente alla “normalità”, quando la normalità era solo la fonte del problema, dei problemi.

Come continuiamo?

Eppure sono emerse reti di solidarietà in alcuni quartieri, condivisione di generi alimentari, strategie delle persone per sopravvivere, aiutarsi a vicenda. La paura e l’isolamento non sono riusciti a schiacciare la solidarietà. Possiamo anche vedere come la natura intorno a noi sta fiorendo man mano che noi umani ci ritiriamo per stare nelle nostre case. L’aria e le acque tornano limpide, rivendicano i loro diritti, recuperano la loro capacità di rigenerarsi e decontaminarsi. Gli animali riprendono possesso dei loro ambienti e avanzano verso le città deserte e silenziose. Un messaggio potente che ci parla dell’interconnessione e dell’armonia degli elementi e dei cicli naturali, di come ne facciamo parte e di come abbiamo distorto e adulterato questa relazione. Non possiamo smettere di ascoltare questo messaggio.

Nutrire e nutrirci in modo sano. Stiamo imparando a vivere senza il superfluo, ma oggi comprendiamo più che mai l’importanza di mangiare bene, dell’acqua e del cibo che garantiscono la nostra sopravvivenza, e la necessità di riconnetterci con la terra. Ritrovare e ritrovarsi l’un l’altro sono compiti per il futuro immediato. Che la distanza sociale è quella che alla fine può unire le individualità in una comunità. Solo l’organizzazione può superare la paura. Il tempo recuperato, le relazioni familiari e umane, la formazione e crescita personale, la spiritualità e la connessione con la natura sono le risorse che possono aiutarci a immaginare e costruire un futuro diverso quando usciremo dalle nostre case.

Cochabamba, Bolivia 15 aprile 2020

…a 20 anni della Guerra dell’Acqua

Oscar Olivera, Orlando Luizaga, Tania Ricaldi, Marcela Olivera, Sonia Delgado, Maritza Cosio, Juliana Veizaga, Elisabeth Wilder, Margherita Tezza y Stefano Archidiacono

Membri della Fundación Abril

Tratto da Fundación Abril