L’unica “verità storica”: Ayotzinapa crimine di stato

Messico

di Christian Peverieri

I genitori e i difensori dei diritti umani lo hanno ripetuto fino allo sfinimento: i 43 ragazzi di Ayotzinapa non sono stati bruciati nella discarica di Cocula.

Ora, anche una corte di giustizia messicana riconosce quanto era già sotto gli occhi di tutti, quanto è stato provato scientificamente dalle contro inchieste del GIEI e dell’EAAF: la “verità storica” prodotta dalla Procura Generale della Repubblica (PGR), secondo la quale i 43 studenti della Escuela Normal Rural Raúl Isidro Burgos di Ayotzinapa sarebbero stati bruciati nella discarica di Cocula, è viziata da gravi irregolarità. Talmente palesi da indurre i giudici di una corte federale del Tamaulipas a ordinare la Creazione di una Commissione per la Verità e la Giustizia in cui siano presenti i familiari dei desaparecidos, la Comisión Nacional de Derechos Humanos (CIDH) e funzionari del ministero. Soprattutto, dato che le indagini fino ad ora sono da ritenersi parziali e approssimative e che la linea investigativa è avanzata con informazioni ottenute sotto tortura, a decidere in che direzione dovranno orientarsi ora le indagini dovranno essere i familiari dei ragazzi e la Comisión Nacional de Derechos Humanos.

Sulle torture con cui sono state estorte confessioni agli arrestati del caso e che avevano permesso di pilotare le indagini, si era espresse recentemente anche l’ONU. In un lungo report dal significativo titolo Doble Injusticia, l’Alto Commissariato per i Diritti Uani (ACNUDH), ha denunciato e provato che almeno 34 arrestati del caso Iguala sono stati torturati per estorcergli confessioni forzate. A questo si aggiungono numerose altre violazioni dei diritti umani e arresti indiscriminati.

Dalla PGR fanno sapere che non accettano i criteri dei giudici di Tamaulipas e che proseguiranno le indagini su diverse piste tra cui quella suggerita dal Mecanismo Especial de Seguimiento, il gruppo di lavoro della Comisión Interamericana de Derechos Humanos (CIDH) che un anno fa si è insediato per proseguire il lavoro del GIEI.

E a proposito del Mecanismo Especial de Seguimiento, si è tenuta mercoledì a Washington la riunione della commissione a un anno dal suo insediamento. I commissari della CIDH hanno ripetuto ciò che ormai sono costretti a ripetere ad ogni riunione: le indagini proseguono troppo lentamente e non ci sono sviluppi dopo oltre tre anni; non solo, i 9 telefoni cellulari appartenenti agli studenti ancora attivi dopo la notte del 26 settembre 2014 non sono ancora stati esaminati e, ancora, non si è voluta approfondire la piste che porta alla Polizia Federale e al 27° battaglione dell’esercito, quando appare chiaro che le informazioni provenienti da queste piste potrebbero essere di fondamentale importanza per arrivare alla verità.

Questo report si somma dunque a quanto hanno detto e documentato il GIEI, la EAAF, la CIDH. L’Alto Commissariato per i Diritti Umani e ora anche la corte federale del Tamaulipas con la recente sentenza. La relatrice della commissione, Esmeralda Arosemena, ha infine esortato lo Stato a rispettare la decisione del tribunale, ad abbandonare definitivamente la pista della discarica di Cocula e a far ripartire le indagini seguendo le nuove indicazioni.

A tre anni e mezzo dalla sparizione forzata dei 43 ragazzi non è facile dire se anche questa ennesima piccola sconfitta per la PGR porterà alla verità e alla giustizia. Il Messico non è una democrazia, è un paese in guerra, civile, un paese dove la violenza e l’impunità sono parte del sistema democratico e dove la criminalità non è una deviazione del sistema: è il sistema. E sconfiggere questo sistema sarà dura ma, come recita un murales nella scuola di Ayotzinapa, la giustizia avanza, lenta ma implacabile. Si tratta di ottenere il riconoscimento dell’evidenza. L’unica verità storica: Ayotzinapa crimine di stato.