La paralisi della PGR sul caso Ayotzinapa 

Messico

Christian Peverieri

“Non c’è nessuna persona sotto processo per il caso Ayotzinapa e dal dicembre 2015 nessun nuovo indagato.” 


Ancora una volta i genitori dei 43 studenti di Ayotzinapa escono da una riunione con la PGR (Procura General de la Republica) senza niente in mano. È l’avvocato Vidulfo Rosales a prendere la parola in nome del comitato di genitori: “L’avanzamento delle indagini ufficiali è praticamente nullo. Rispetto alle indagini sull’esercito, non è stato fatto assolutamente niente; sulle indagini nei confronti dei poliziotti di Huitzuco (che probabilmente hanno partecipato alla sparizione dei giovani), non ci sono novità. Dicono sempre la stessa cosa: che si sta investigando, che si stanno riunendo elementi nuovi, ma in queste operazioni intanto hanno già perso un anno. Rispetto alle indagini sui telefoni (i cellulari dei normalisti che hanno continuato ad essere attivi dopo la sparizione), lo stesso. Non c’è nessun avanzamento nelle indagini.”

Stante questa situazione, i genitori hanno deciso di installare un presidio permanente di fronte alla sede della PGR, l’ennesima forma di protesta per fare pressioni sulle istituzioni, che a parole assicurano il loro impegno nella risoluzione del caso, ma poi rimangono immobili nei fatti.


(Foto tratta da Tlachinollan)

Successivamente c’è stata la conferenza stampa del mecanismo de seguimiento della CIDH (Comisión Interamericana de derechos humanos) che dal 19 al 21 aprile è tornato per la seconda volta ad Ayotzinapa, nell’ambito del proprio percorso a sostegno della lotta dei genitori degli studenti desaparecidos per la verità e la giustizia. Anche la Commissione conferma il dato principale: le indagini ufficiali condotte dalla PGR, sono rimaste pressoché ferme e questo mette sempre più in evidenza il suo ruolo di intralcio nella ricerca degli studenti scomparsi.

Alla lentezza delle istituzioni nelle indagini ufficiali si aggiunge anche il mancato rispetto delle indicazioni fornite dal GIEI circa le piste da seguire. Le indagini ufficiali ristagnano ancora attorno a quella dannata discarica di Cocula dove “integerrimi” rappresentanti dello Stato hanno inquinato e inventato prove per una verdad historica che va letta invece come una colossale bugia storica. Secondo il mecanismo proseguire le indagini su questa linea sta producendo un allontanamento tra la PGR e i genitori dei desaparecidos dal momento che è stato provato scientificamente che non è possibile che lì siano stati bruciati i corpi dei 43 studenti.

La commissione della CIDH ha poi detto chiaramente che nel prosieguo delle indagini la PGR deve “esaminare adeguatamente le prove del coinvolgimento di membri delle forze di sicurezza dello stato e approfondire la partecipazione dei membri dei vari livelli di governo.” Inoltre va approfondita con urgenza la “possibile connessione dei fatti con il trasporto di stupefacenti dal Guerrero agli Stati Uniti”, afferma Esmeralda Arosamena de Troitiño, coordinatrice del mecanismo. Rispetto alle indagini sulla telefonia, è prioritario che lo Stato determini l’identità di “el Caminante” e di “el Patrón”, menzionati da varie persone collegate ai fatti. Sul tema della ricerca dei ragazzi (ma anche per quanto riguarda gli altri 30 mila desaparecidos messicani), la CIDH esorta lo stato messicano ad implementare l’utilizzo della tecnologia LIDAR, come proposto dall’Equipo Argentino de Antropologia Forense (EAAF).

Si avvicina intanto un altro 26 del mese, il 31° mese senza alcuna notizia dei ragazzi desaparecidos. La lotta dei genitori continua con una nuova giornata di protesta, la XXXI acción global por Ayotzinapa y por México: ci sono ancora 43 motivi per continuare a lottare.

Foto di copertina tratta da Desinformemonos