Attacco suicida a Suruç all’Amara Cultural Center

Kurdistan

Il comunicato di Rojava Calling

Al momento i media turchi e curdi parlano di 27 morti e decine di feriti all’Amara Cultural Center di Suruç contro i giovani socialisti del SGDF che stavano per iniziare una conferenza stampa proprio nell’area antistante al centro. Meno di un mese fa l’SGDF aveva lanciato una campagna di solidarietà con i curdi siriani dal nome “Giovani di Gezi vanno a Kobane“.

I ragazzi e le ragazze morte oggi avevano intenzione di andare a Kobane per costruire un museo della resistenza e una biblioteca. Ma ad essere colpito non è soltanto una iniziativa solidale e attivisti più o meno giovani. Amara Center in questi mesi è stato ed è tuttora il luogo di incontro e di accoglienza per decine di giovani internazionali, turchi o curdi, ma anche per centinaia di europei tra cui decine di italiani che si spingevano fino al confine turco-siriano per solidarizzare con Kobane.

Suruç, amministrata dal partito filo-curdo e che da sempre è stata in prima fila per l’accoglienza di chi era in fuga da Kobane, subisce un nuovo attentato proprio in quel luogo che in questi mesi è stato da una parte il centro nevralgico della logistica della resistenza e dall’altra la porta verso il Rojava per tutti gli attivisti internazionali che volevano portare sostegno e solidarietà a Kobane, prima alla resistenza e poi alla ricostruzione. La stessa staffetta italiana “Rojava calling”, così come tutte le carovane partite dall’Europa dopo la liberazione e a ridosso del Newroz di Marzo, devono all’esistenza di quello spazio la possibilità di costruzione delle relazioni che poi hanno permesso di mettere in piedi i progetti di solidarietà e i passaggi oltre-confine.

Amara era uno spazio instancabilmente attivo e vivo, in cui le storie dei kurdi siriani che entravano ed uscivano dal Rojava e si fermavano a risposare e rifocillarsi si incrociavano con quelle dei tantissimi attivisti che si spingevano sul confine. Ad Amara si parlava di confederalismo democratico e di Rojava, ma anche della manifestazioni di Francoforte sotto la BCE, di centri sociali, di battaglie ambientali, di Gramsci, di femminismo e di autodifesa.

Chi ha attraversato quel luogo, chi ha trascorso qualche ora ascoltando le parole di Fayza, la co-presidentessa dell’assemblea legislativa del cantone di Kobane o giocando con le decine di bambini profughi di guerra che in quel cortile oggi pieno di sangue e morte trovavano spazio di divertimento, non può non rimanere scioccato davanti le immagini, drammatiche dell’attentato di oggi. Erdogan e il governo turco, che i curdi, soprattutto dopo le prove schiaccianti del 25 giugno, accusano di collaborare con Daesh (IS), ha inviato il proprio primo ministro e il ministro degli interni per indagare sull’attentato di oggi.

Mossa politica che preannuncia un nuovo giro di vite nei confronti della comunità curda. Nel frattempo si parla di un’attentatrice appena maggiorenne “vicina all’IS” come responsabile dell’attentato mentre questa mattina si è registrato il solito comportamento provocatorio e violento della polizia turca che ha più volte respinto i curdi che tentavano di raggiungere l’Amara per prestare soccorso ritardando così l’intervento delle ambulanze e del personale medico.
Kobane è stata liberata ma è tuttora stretta tra la morsa dell’IS e la Turchia. I territori della frontiera turco-siriana vengono sistematicamente scossi da tentativi di assalti, attentatati, che mirano a destabilizzare le forza politiche e combattenti curde.

L’Amara Cultural Center era ed è tuttora uno spazio fondamentale per i solidali e le solidali. Un centro di iniziativa politica e sociale per i giovani curdi di questa città di frontiera e uno spazio laico dove curdi, turchi e internazionali si incontravano e organizzavano le iniziative di solidarietà: staffette sanitarie, materiale medico, scolastico o ludico, vengono raccolti in questo centro che si trova sulla via principale della cittadina di Suruc, riconosciuto da tutti, soprattutto dall’amministrazione politica cittadina, degnamente rappresentata da Zuhal Elenez, Il co-presidente della municipalità di Soruç, una giovane donna eletta con il Dbp, il Partito democratico delle regioni.

Un piano di questo edificio ormai era adibito a centro raccolta e magazzino dei medicinali che i vari internazionali inviavano oppure portavano direttamente durante i loro transiti. Medicinali che poi venivano distribuiti nei vari campi profughi costruiti intorno alla città di Suruc.

Ecco perché sembra evidente che la scelta di colpire proprio Amara è funzionale alla costruzione del clima di terrore che serve a isolare non solo Kobane ma l’esperienza del Rojava tutta e ad allontanare quanto più possibile la solidarietà internazionale che si è costruita in questi mesi. Così come colpire proprio la solidarietà turca ai curdi è una scelta altrettanto funzionale all’inasprimento del clima da guerra civile che si è diffuso in Turchia l’indomani delle elezioni politiche, quelle in cui l’HDP (partito filo-Kurdo) ha guadagnato il 13% dei consensi e Erdogan ha perso la maggioranza assoluta.

Che tipo di ripercussioni ci saranno sulle attività del Centro Culturale al momento non è dato sapere. E’ presto e forse in questo preciso momento è importante altro: ad esempio che vari iniziative di solidarietà vengano messe in moto non soltanto in Turchia, dove proprio in queste ore si annunciano manifestazioni, ma anche nei paesi e nelle città da dove in questi mesi si sono mosse decine di attiviste e attivisti.

Nel frattempo il Congresso Nazionale Curdo in un durissimo comunicato ha accusato AKP e il governo turco di essere i mandanti della strage che ha colpito decine di giovani.

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