Messico

Ayotzinapa, lo stato attuale e le principali richieste

Si chiude un altro anno di lotta e senza giustizia ad Ayotzinapa. La verdad histórica è ormai una ridicola e indifendibile tesi, smascherata dalle controinchieste ufficiali e giornalistiche. I genitori dei 43 ragazzi fatti sparire la notte del 26 settembre 2014 dallo stato messicano affronteranno un altro Natale senza i loro figli ma uniti e accompagnati dal calore dei movimenti e delle organizzazioni di difesa dei diritti umani. Proprio in questi giorni infatti è partita la Carovana per la memoria e la speranza che si concluderà il 26 dicembre a Città del Messico con una marcia.


Di seguito pubblichiamo un contributo elaborato dal Centro Prodh (l’organizzazione di difesa dei diritti umani che accompagna i genitori nella loro richiesta di verità e giustizia), sullo stato attuale del caso e sulle principali richieste dei genitori.

1. I familiari dei 43 studenti “desaparecidos”

Non è cessata la ricerca della verità e della giustizia da parte delle famiglie dei 43 normalisti, dei parenti degli studenti feriti e assassinati e di coloro che sono sopravvissuti. Più di due anni dopo i fatti, lo Stato messicano non ha dato una spiegazione di ciò che è accaduto la notte del 26 e la mattina del 27 settembre 2014, con i 43 studenti scomparsi. Né ha indagato la catena di comando e di persone coinvolte con azioni o omissioni in questa grave violazione dei diritti umani che ha portato alla scomparsa e all’esecuzione degli studenti.

Per questo motivo, è essenziale continuare ad accompagnare la lotta delle vittime di Ayotzinapa da diversi spazi politici. Il caso non è chiuso e, come discusso in questo documento, c’è un modo di procedere su due temi principali: la ricerca degli studenti e l’indagine giudiziaria.

2. Meccanismo di follow-up della Commissione Inter-Americana per i Diritti Umani (CIDH)

Il 29 luglio 2016 si è stabilito l’accordo sul meccanismo di follow-up alle raccomandazioni del gruppo interdisciplinare di esperti indipendenti (GIEI) e le misure precauzionali emanate dalla Commissione Inter-Americana per i Diritti Umani (CIDH). Sarà guidato dal Commissario Enrique Gil Botero che visiterà il Messico per tre volte durante il 2017, e avrà almeno due consulenti tecnici che visiteranno il paese in quattro occasioni (con la possibilità di estendere il numero di visite, se lo riterranno opportuno) con accesso completo ai documenti e ad altre fonti di informazione; il suo mandato sarà illimitato.

Il meccanismo ha realizzato la sua prima visita ufficiale in Messico a novembre di quest’anno e l’11 dello stesso mese ha viaggiato alla Normale Rurale Raúl Isidro Burgos Ayotzinapa per incontrare le famiglie dei 43 studenti “desaparecidos”, le famiglie degli studenti feriti ed assassinati, e anche i sopravvissuti degli eventi così come gli studenti della Normal.

Il Presidente della CIDH ha ribadito che il lavoro del GIEI “ha dimostrato che i corpi dei 43 studenti non sono stati cremati nella discarica di Cocula” – contrariamente alla cosiddetta “verità storica” – e che si aspetta “piena cooperazione da parte delle autorità messicane” per adempiere al suo mandato.

In Messico, la supervisione e pressione internazionale hanno acquisito un ruolo chiave come strumento per l’accesso alla giustizia in caso di gravi violazioni dei diritti umani. Nel caso di Ayotzinapa, ha permesso che l’inchiesta penale rimanesse aperta e che la “verità storica” venisse confutata con prove scientifiche.

3. Indagine penale dell’Ufficio del Procuratore Generale della Repubblica (PGR)

Oggi sappiamo che la “verità storica”, come è stata chiamata la versione ufficiale dall’ex Procuratore Generale della Repubblica, non ha alcuna base scientifica. A partire da questo è però ancora necessario espandere l’investigazione in base alle raccomandazioni del GIEI; per esempio, il traffico internazionale di stupefacenti come una possibile spiegazione per una tale reazione organizzata tra le varie forze di sicurezza e civili. Allo stesso tempo, la ricerca degli studenti dovrebbe continuare.

Deve considerarsi che un attacco di questa portata potrebbe verificarsi solo in un contesto più ampio che va oltre il livello municipale e trascende al livello statale e federale; ovvero la ricerca dovrebbe avere una prospettiva di macro delinquenza.

a. Ricerca: lo stato messicano ha acquisito e iniziato l’uso della tecnologia LIDAR, raccomandato dal GIEI sin dal suo comunicato stampa del marzo 2015, a partire da agosto di quest’anno. Ci dispiace che questa tecnologia non sia stata assunta quando il gruppo di esperti era in Messico.

Luoghi di ricerca: dai primi flyby con questa tecnologia di ricerca sono stati individuati 40 siti. Negli ultimi mesi l’Ufficio del Procuratore Generale ha condotto ricerche in quei luoghi, insieme alla Squadra Argentina di Antropologia Forense (EAAF) e ai rappresentanti delle famiglie. Tuttavia, è essenziale continuare a utilizzare questa tecnologia in altri luoghi.

b. Telefonia cellulare: continuare a investigare sull’uso di telefoni cellulari nei giorni dei fatti da parte della polizia municipale per identificare altri autori. In particolare, di identificare chi è “Il caminante”, perché dal telefono che ha usato questa persona sono state effettuate diverse chiamate nelle ore critiche degli eventi, cosa che suggerisce che svolgesse un ruolo di coordinamento dell’aggressione.

Inoltre l’uso della tecnologia cellulare ha stabilito che sette studenti hanno avuto attività telefonica dopo il 27 settembre 2014, contrariamente a quanto ha detto il Procuratore Generale della Repubblica nella sua investigazione.

L’uso di elementi oggettivi o scientifici come la tecnologia cellulare è rilevante perché aiuta a stabilire che l’indagine non si deve basare esclusivamente sulle testimonianze, come nella maggior parte dei casi in Messico, e l’indagine su Ayotzinapa non ha fatto eccezione, anche in un modo grave: le testimonianze chiave sono state ottenute sotto tortura.

c. Responsabilità: è necessario continuare la ricerca dei responsabili dell’attacco, sparizione forzata e l’esecuzione dei futuri insegnanti, tra cui funzionari dei tre ordini di governo, municipale, statale e ferderale. In questo senso, la Commissione Nazionale per i Diritti Umani (CNDH o Ombudsperson) ha confermato la presenza di due agenti federali nel giorno degli eventi in luoghi chiave e fino ad oggi non ne è stato ordinato l’arresto.

Inoltre alcune versioni giornalistiche hanno rivelato l’esistenza di nuove prove relative al ruolo delle forze armate nella sparizione forzata dei 43 studenti.

d. Altri fatti impuniti: per quanto riguarda i casi degli studenti feriti e assassinati il 26 e 27 settembre, non ci sono accuse a livello federale e quelle locali non sono individualizzate adeguatamente. Cioè, essendo così deficienti le accuse, sussisterebbe il rischio che questi crimini restino impuniti. Inoltre, il non indagare questi casi insieme alla sparizione forzata dei 43 prova la scarsa conoscenza del contesto ampio e complesso nel quale si sono verificati i fatti, e indebitamente rompe l’unità dell’indagine.

4. Indagine all’interno dell’Ufficio del Procuratore Generale della Repubblica

Il GIEI ha rivelato che il 28 ottobre 2014, l’allora capo dell’Agenzia di Investigazione Criminale (AIC) è stato al Río San Juan, ha preso un detenuto senza avvocato, ha ordinato la ricerca di prove e non lo ha segnalato al Pubblico Ministero incaricato delle indagini. Questo è importante perché, secondo la versione del Procuratore Generale della Repubblica, il giorno dopo, il 29 ottobre 2014, sono stati “ritrovati” nel Río San Juan i resti di Alexander Mora Venancio, uno dei normalisti spariti.

A partire dalla denuncia, la PGR ha aperto un’indagine interna per stabilire se l’azione del funzionario sia stata illegale e se abbia avuto, come conseguenze, responsabilità amministrative e/o penali. Inoltre la PGR si è impegnata con le famiglie dei normalisti di consegnare i risultati dell’indagine il 18 agosto 2016. Tuttavia, non è stato rispettato l’impegno e per questo motivo a tutt’oggi le famiglie hanno interrotto il dialogo con il governo.

Il funzionario si è dimesso ma poche ore dopo è stato nominato, direttamente dal Presidente della Repubblica, Segretario Tecnico del Consiglio di Sicurezza Nazionale. Contemporaneamente il nuovo capo della AIC è finito sulla copertina del giornale messicano Proceso per essere stato accusato di formare parte di un gruppo criminale organizzato che avrebbe partecipato alla sparizione forzata di 43 normalisti insieme alle varie forze di sicurezza.

E’ anche emerso nei media quella che sarebbe stata la conclusione dell’indagine interna contro l’ex capo della AIC, che conclude che il funzionario ha agito in violazione del quadro normativo dell’Agenzia, della Costituzione e dai trattati internazionali, e ciò che è più grave, ha violato il diritto alla verità delle famiglie. Per questo si è resa necessaria un’indagine per stabilire responsabilità amministrativo e/o penali.

Per le famiglie è essenziale che chiunque abbia ostacolato le indagini sulla sparizione forzata dei loro figli sia oggetto di indagini e venga sanzionato.

5. Problemi strutturali

Infine, la scomparsa dei 43 normalisti di Ayotzinapa è solo un esempio di una profonda e grave crisi dei diritti umani in Messico. Lo dimostrano le più di 27 mila persone scomparse riconosciute dal governo messicano dal 2007 ad oggi.

E’ quindi importante implementare le raccomandazioni di GIEI. Alcune di esse sono:

1) Leggi generali contro la sparizione forzata e la tortura.

a) La legge contro la sparizione forzata deve includere un registro nazionale delle persone scomparse, una commissione nazionale di ricerca di persone scomparse che includa le famiglie e le organizzazioni per organizzare le esumazioni e per garantire che l’inizio della ricerca sia immediato e non inizi dopo 72 ore; che i concessionari telefonici forniscano informazioni utili per accelerare la ricerca immediata e garantiscano una collaborazione efficace.

b) La legge contro la tortura deve garantire l’esclusione delle prove illegali nei procedimenti penali e deve anche rafforzare lo svolgimento di esami medici indipendenti

2) Ridisegnare le Procure della Repubblica, considerando una giurisdizione specializzata sui diritti umani, soprattutto per casi di gravi violazioni dei diritti umani.

3) Utilizzare il Protocollo Minnesota nelle indagini.

4) Registrare le detenzione con geo localizzazione in tempo reale.

5) Garantire l’indipendenza organica dei servizi dei periti.

6) Graduale ritiro delle forze armate dai compiti di sicurezza pubblica e rafforzamento delle forze di sicurezza civili.

7) Approfondire la cooperazione internazionale con meccanismi simili a GIEI.