Ecuador, “solo el pueblo salva al pueblo”

Latinoamerica

Sembra di vivere ognuno all’interno della narrazione di un proprio racconto distopico, separato dalla storia condivisa dell’umanità, invece è una realtà collettiva e quotidiana per milioni di persone, anche quelle che vivono separate da un continente all’altro. In questi giorni ci arrivano messaggi di solidarietà e sorellanza da tante persone che abbiamo incontrato nel recente viaggio in America Latina.

Tra gli altri, abbiamo conosciuto Janet a febbraio, mentre partecipavamo al Campamento Climatico delle Mujeres Indigenas por el Buen Vivir, con la Carovana che ci ha condotto attraverso le terre riconquistate dai Mapuche in una vasta area della Patagonia argentina. Come noi Janet aveva fatto un po’ di strada, arrivava dall’Ecuador, per condividere in quel contesto di assemblea internazionale e internazionalista la propria esperienza di militante del Movimento Guevarista, femminista, ecologista, che nel suo territorio attualmente si occupa in particolare di campagne per l’acqua pubblica. Con lei abbiamo scambiato volentieri qualche parola e abbiamo stretto amicizia.

In questi giorni stiamo confrontando le nostre impressioni con le sue, constatando evidenti punti di contatto al di là delle distanze, nella risposta dei rispettivi sistemi di gestione dell’emergenza.

L’Ecuador, nonostante qualche miglioramento nei numeri e solo nei grandi agglomerati urbani si sia concretizzato nell’ultimo decennio, nonostante la mobilitazione massiccia che lo scorso autunno aveva portato alla resa di Moreno sul paquetazo, dando nuovo respiro alle rivendicazioni dal basso, soprattutto da parte dei popoli indigeni, non sembra oggi preparato a contrastare adeguatamente il contagio e le sue ricadute economiche e sociali sulla popolazione rurale.

Sono già cinquecento i casi di COVID-19 registrati in Ecuador. L’area dove si è maggiormente diffuso il virus è quella di Guayaquil, metropoli di quasi quattro milioni di abitanti, sulla costa, probabilmente a causa di misure di prevenzione adottate in maniera non abbastanza tempestiva.

Tutto il Paese, come sta accadendo da una settimana a questa parte in tutta l’America Latina, è sottoposto ogni giorno a nuove restrizioni delle libertà personali. Ma oltre a osservare tutta la prevenzione possibile, esistono ovviamente altri aspetti da considerare.

E’ un dato di fatto che il sistema sanitario pubblico ecuadoriano, non conta numeri sufficienti in quanto ad attrezzature e investimenti per far fronte all’emergenza in corso, conseguenza diretta dei costanti e massicci tagli al bilancio, tagli al personale medico specializzato. Ciò significa che in questo momento, al contrario di praticare certe politiche neoliberali, già adottate per smantellare servizi e strutture, questo settore dovrebbe essere rinforzato, implementando gli investimenti per garantirne un funzionamento adeguato.

Invece si sta dando priorità al finanziamento straordinario di polizia ed esercito, cinquanta milioni di dollari di stanziamento addizionale, oltre a una dotazione speciale di equipaggiamenti destinati all’altrettanto speciale repressione che si prepara per chi osi protestare. In relazione all’emergenza, finora non sono stati resi noti dal governo stanziamenti straordinari per il servizio sanitario pubblico.

Altro aspetto da tenere in considerazione è chiaramente quello mediatico, che alimenta la psicosi – collettiva, sì, ma di questi tempi, più che mai individuale – attraverso la paura. Se da un lato è giusto adottare misure di protezione sensate, dall’altro anche questo evidenzia un altro tema politico, caratteristico della crisi del sistema capitalista, che a volte si prova a sotterrare, ma sembra ogni volta risaltare fuori per un motivo o per un altro in situazioni drammatiche come questa: questa paura fa sì che la maggior parte della popolazione si trovi paralizzata, incapace di reagire, di organizzarsi.

Noi sappiamo che è proprio questo il momento di ritornare al comune, alla reciprocità, alla solidarietà, ma ci riusciremo solo con l’organizzazione.

Siamo convinti che solo il popolo salva il popolo, il capitalismo è il virus.

 

Di seguito il comunicato del Movimento Guevarista ecuadoriano “Terra e Libertà”.

“Solo el Pueblo salva al Pueblo”.

La salute e la lotta contro la malattia sono un problema politico. Condividere vuol dire aver cura.

Gli Stati borghesi stanno dimostrando la propria totale inadeguatezza rispetto alla tutela della salute. Oggi più che mai hanno dimostrato di non essere altro che un sistema che amministra ciò che dovrebbe essere un diritto in un modo prioritariamente elitario. Per questo hanno permesso, proprio a causa della loro mancanza di politiche di sviluppo della salute pubblica, che la pandemia del COVID-19 si espandesse in tutto il mondo, mettendo in pericolo la vita di milioni di persone, in particolar modo delle più vulnerabili: persone anziane, persone con problemi di denutrizione, persone con malattie degenerative, persone sottoposte a restrizioni della libertà, come detenuti e malati psichiatrici.

Nel caso particolare dell’Ecuador, presto cominceranno ad apparire casi di COVID-19 tra gli strati più impoveriti della popolazione e lo smantellamento del sistema sanitario pubblico da parte del governo neoliberalista impedirà che si possa rispondere adeguatamente di fronte alla gravità del contagio, sarà allora, dunque, che la risposta dovrà essere dal basso, comunitaria, solidale, politica e rivoluzionaria.

Esigiamo che il governo ecuadoriano sottometta al controllo dello Stato tutte le cliniche e le case di cura private, affinché queste allarghino la possibilità di cura a tutte le persone che potrebbero contrarre il virus. Nella stessa direzione, bisognerebbe progressivamente implementare una forte imposizione fiscale sulle grandi imprese capitaliste affinché si investano fondi nell’assistenza sanitaria e nella ricerca. Senza queste misure il sistema pubblico non reggerà l’impatto della malattia sulla società.

Inoltre, è necessario potenziare la prevenzione, lattenzione verso la comunità. È necessario mettere in pratica tutto il lavoro volontario possibile per prevenire la diffusione dell’epidemia. Come movimenti di sinistra dobbiamo preoccuparci delle condizioni di vita delle masse e organizzarci per collaborare laddove lo Stato non arriverà, specialmente, come già sottolineato, nei confronti degli strati più deboli della popolazione.

Tutti i popoli devono prepararsi ad affrontare questa crisi sanitaria. È in momento di assumere come lotta politica la salvaguardia della salute delle categorie più svantaggiate. Non c’è spazio per l’individualismo, l’egoismo, né tantomeno per il panico o le speculazioni. Dobbiamo sviluppare pratiche quotidiane di solidarietà, reciprocità, senso del bene comune, e queste saranno le uniche forme di resistenza possibili per far fronte all’epidemia e per tutelare la saluti dei nostri fratelli e delle nostre sorelle.

Preoccupiamoci per le condizioni di vita di tutte e tutti!

Solo la solidarietà ci permetterà di contenere l’epidemia!

Solo il popolo salva il popolo!

Movimento Guevarista “Tierra y Libertad” (Ecuador)

Fonte: Ecuador indymedia