La ribellione dei fiori indigeni

Wallmapu

Le donne indigene in Argentina dicono BASTA al “terricidio”.
Noi donne indigene di diversi territori in conflitto, appartenenti a varie popolazioni indigene dell’Argentina, veniamo a portare il pensiero, la parola, la proposta che è sorta dal cuore della terra che palpita sotto i nostri piedi.
Questo cuore è costituito dall’intero mondo spirituale che sostiene la vita della terra, che noi chiamiamo in diversi modi, secondo le voci dei nostri popoli, riaffermando la plurinazionalità*
territoriale che costituiamo da sempre. Ci auto-convochiamo per incontrarci perché i governanti hanno l’obbligo di ascoltarci.
Siamo donatrici e custodi della vita e come quando una madre dice a suo/a figlio/a “basta, smettila”, veniamo a dire basta a questo sistema capitalista, razzista e patriarcale che sta mettendo a rischio la vita del pianeta.
Attraverso di noi, parlano migliaia di anni di cultura che hanno costruito un modo di abitare il mondo con reciprocità e amore per la terra. Attraverso di noi, parlano i nostri antenati e antenate, che sono stati custodi di quella saggezza e che con tanto dolore e sacrificio hanno potuto trasmetterci le loro conoscenze.
Attraverso di noi parla la terra, quella terra con cui ci leghiamo nella nostra spiritualità, nel nostro modo di comprendere la vita. Onorando il terreno su cui avanziamo, onorando il frutto della terra che ci nutre. Onorando le diverse forme di vita, ci incontriamo con determinazione, con coraggio e dignità per dire: basta.
Accusiamo di “terricidio” i governi e le aziende che stanno uccidendo i nostri territori.
Noi chiamiamo “terricidio” l’omicidio non solo degli ecosistemi tangibili e dei popoli che li abitano, ma anche l’omicidio di tutte le forze che regolano la vita sulla terra, che chiamiamo ecosistema
percettibile.
Questi spiriti sono responsabili della continuazione della vita sulla faccia della terra e vengono distrutti insieme al loro habitat. Non ci sarà possibilità di riparare e ripristinare questi ecosistemi, non importa quanto si possa riforestare o creare spazi verdi, la forza che ha abitato quelle zone sarà sparita per sempre, facciamo in modo che non sia troppo tardi per evitarlo.
La questione socialmente emergente oggi è la terra, e noi siamo portavoci del suo dolore.
Il “terricidio” distrugge anche interi popoli che sono i custodi di un modo di comprendere l’arte di vivere, un modo che è necessario per poter fondare una nuova matrice di civiltà.
Quando si eliminano, quando le popolazioni indigene vengono uccise, viene uccisa anche
l’opportunità di costruire un nuovo modello di società.
Ognuno/a di noi, come popoli indigeni, non abbiamo solo teorie, abbiamo le pratiche delle società che vivono in reciprocità con la natura, che sostengono la vita come valore principale.
In questo momento nel mondo si stanno alzando voci che gridano contro il cambiamento climatico, chiedendo che i governi vi mettano un freno, voci che sorgono dall’Europa e dispongono di tutti i riflettori e amplificatori mediatici.
Tuttavia, la politica globale razzista rende le voci dei popoli indigeni impercettibili e invisibili, e le nostre morti sono socialmente indifferenti.
Noi, le donne indigene siamo i corpi che più di tutti subiscono queste atrocità.
Ai nostri uomini diciamo: svegliatevi! La nostra lotta antipatriarcale è una lotta anticoloniale.
Rivedete le vostre condotte che sono permeate da questa mentalità colonizzatrice, schiavista,
occidentale, che ci sottomette, umilia e maltratta, quando invece fin dall’antichità siamo sempre stati una dualità complementare, uniti dalla reciprocità e dall’amore tra le creature. Vogliamo recuperare questa saggezza che abita in noi. In molte nostre comunità non c’è acqua, per lavare i vestiti dobbiamo camminare per 3/4 chilometri, cucinare per la nostra famiglia è diventata una missione quasi impossibile, con fiumi recintati e contaminati, boschi devastati e selve assassinate.
Denunciamo il terrorismo di stato, dal momento che quotidianamente subiamo detenzioni e perquisizioni arbitrarie; sparizioni forzate e torture; sgomberi delle nostre comunità che sono una violazione dei nostri diritti e delle leggi vigenti che ci proteggono. Così come non è rispettata la consultazione preventiva informata. Denunciamo anche la militarizzazione dei nostri territori.
Storicamente è compito nostro sostenere e proteggere la vita e le nostre famiglie, è per questo che la crudeltà contro le donne indigene è maggiore.
Nel secondo Parlamento delle Donne Indigene per il “Buen Vivir”** abbiamo realizzato un
sondaggio che rivela il femminicidio a cui siamo esposte: nell’Argentina di oggi, otto donne su dieci subiscono abusi e violenze fisiche. Sette donne su dieci lo subiscono da parte della polizia o di forze dell’ordine dello Stato. Di ognuna di queste otto donne che subiscono violenza, sette non possono accedere alla giustizia. Cinque di ognuna di queste otto donne violentate e assassinate sono anziane, nella maggior parte dei casi autorità spirituali.
Abbiamo fatto molta strada per arrivare a Buenos Aires, veniamo con proposte che crediamo contribuiranno ad aiutare nella lotta contro il cambio climatico e a ristabilire la equità e la
reciprocità tra i popoli.
Abbiamo la responsabilità di essere portatrici di questo messaggio, non possiamo tornare nei nostri territori senza aver parlato e senza avere la certezza che, non solamente gli alti funzionari che amministrano questo paese ci abbiamo ascoltato, ma anche tutti i popoli del mondo e che siano d’accordo che il “buen vivir” sia un diritto.
Salvaguardare la vita dei territori, frenare il cambiamento climatico, è un nostro dovere. Parte delle proposte che portiamo è fondamentale che siano introdotte nell’agenda politica, succeda quel che succeda nelle prossime elezioni.
Non siamo troppo ossequiose con i politici di turno.
Per noi non ci sono persone guida, ma popoli che guidano il proprio futuro. La vita non è in
vendita.
Abbiamo permesso l’imposizione di un sistema di morte che ha snaturato l’umanità, dobbiamo ricordarci che non portiamo niente al mondo quando nasciamo e niente ci portiamo via quando ce ne andiamo, lasciamo solo le nostre impronte nel fugace andare delle nostre vite.
Vi chiediamo di stare in allerta! Siate voi ora i guardiani della nostre voce in questa città.
Decretiamo la ribellione dei fiori indigeni.
Avete seminato “terricidio”, raccoglierete ribellione!

 

* Nel territorio Argentino esistono 36 “nazioni” che esistevano ancor prima della formazione
dell’Argentina come la conosciamo ora (lo stesso avviene in Cile, Bolivia e Paraguay ad esempio).
Parlando di plurinazionalità si vuole rivendicare i diritti e la pre-esistenza dei popoli indigeni.

**Il “Buen Vivir” non significa solamente “vivere bene”, ma è un concetto più globale che ha a che vedere con il vivere bene in armonia e reciprocità con la natura, stare bene non solo fisicamente, ma anche spiritualmente e mentalmente, ma anche sovranità alimentare, vivere in un ambiente non inquinato, è un diritto umano in più da esigere, l’arte di vivere sulla terra che secondo la cosmo-visione indigena è è parte della natura e ancestralmente custodita dai popoli nativi.