La giornata dell’indignazione

Messico

È passato un anno e la pioggia segna nuovamente il 26 settembre, una giornata divenuta il simbolo di un movimento che sempre di più si riconosce nella richiesta di verità e giustizia ad un governo corrotto e criminale. L’anniversario della sparizione dei 43 studenti della Escuela Normal Rural Isidro Burgos di Ayotzinapa, non è una giornata oscura e triste nella storia del Messico, tutt’altro.

Nonostante la fitta pioggia, oltre cento mila manifestanti hanno camminato a fianco di genitori e compagni dei desaparecidos, cingendo in un assedio simbolico il presidente Enrique Peña Nieto e le sue bugie che raccontano di sole 15 mila presenze.

La sensazione è che il Messico intero si sia indignato; non soltanto a Città del Messico ma in numerose città si è manifestata la solidarietà agli ayotzinapos. Perché, è bene ricordarlo, la sparizione forzata è un fenomeno che riguarda tutta la società messicana: benestanti o poveri, giovani o vecchi, giornalisti, attivisti o semplici cittadini, il sistema che ha generato oltre 30 mila desaparecidos negli ultimi otto anni non guarda in faccia a nessuno, perché è così che il sistema del terrore di Stato annichilisce. A questo ha reagito la società civile messicana con il “dia de la indignacion”. Indignazione verso un governo ritenuto sempre più coinvolto, responsabile e legato indissolubilmente a poteri forti, anche criminali, che necessitano di una popolazione spaventata e silente per potersi arricchire con commerci illeciti e lo sfruttamento impunito di persone e risorse naturali.

Alla testa del corteo i genitori hanno subito messo in chiaro le loro richieste: justicia, presentación con vida y rechazo al olvido; e inoltre le dimissioni del presidente Peña Nieto, ritenuto responsabile dei fatti e di aver cercato in questi mesi di nascondere in tutti i modi la verità producendo falsi storici per coprire le proprie responsabilità.

“Ne abbiamo abbastanza di tutte le menzogne del Governo, ci hanno già fatto soffrire troppo” affermano i genitori delle vittime. Un altro genitore urla al microfono “vogliamo che il presidente se ne vada con tutto il governo, prima però rivogliamo vivi i nostri figli, loro sanno dove sono!” Tra slogan, canti e balli il corteo, lungo a tratti più di cinque chilometri, si è snodato per le vie di Città del Messico per ore.

La giornata dell’indignazione è stata mondiale. In Veneto l’Associazione Ya Basta! Edi Bese ha organizzato proiezioni di Ayotzinapa cronica de un crimen de Estado a Venezia, Treviso, Vicenza, Fregona, la prossima settimana sarà la volta di Trento. Gli studenti delle scuole superiori di Mestre, Venezia, Vicenza e Treviso hanno organizzato sit in piazza e hanno esposto striscioni fuori dalle scuole. Nei social network, twitter in particolare, si sono susseguiti a ritmo incessante foto e racconti di iniziative di solidarietà: dall’Australia agli Stati Uniti, dall’Europa al Sud America, sit in davanti ai consolati, performance e proiezioni di documentari hanno riempito le piazze e i cuori dei genitori e dei compagni dei sopravvissuti.

¡Ni perdón ni olvido!