#DefendAfrin – Urgente e ne chiediamo la massima diffusione

Kurdistan

Riceviamo e condividiamo le parole di Davide Grasso.

“Mi chiamo Davide Grasso. Il mio profilo Facebook è diventato più popolare da quando ho scelto di andare a combattere l’Isis in Siria nel 2016 nelle fila delle Ypg. In quei mesi ho utilizzato il mio profilo per informare la community di fb su quanto fosse drammatica la situazione in Siria, ed anche per sensibilizzare su quanto migliaia di ragazze e ragazzi arabi, curdi, cristiani, internazionali stessero facendo per combattere il califfato, che nel frattempo continuava a seminare morte sia nel mondo musulmano che nelle nostre città, da Parigi a Nizza, da Manchester a Londra e Barcellona.

Nell’ultimo mese gli stessi ragazzi con cui ho combattuto per un mondo senza fondamentalismi sono stati attaccati dalla Turchia e dai miliziani di Al-Qaeda in una piccola città che si chiama Afrin. Afrin è una città dove, dopo sei anni di bombardamenti e in mezzo ai massacri della Siria, qualcosa di positivo è avvenuto: il governo è stato assunto dalle comuni e assemblee del popolo e le donne hanno deciso di ribellarsi e decidere sul proprio destino. Io ho cercato di informare su cosa stesse accadendo e su quali fossero le attività della popolazione e delle donne di Afrin, ma soprattutto sull’orrore dei bombardamenti turchi che hanno provocato in poco tempo quasi 200 morti civili e oltre 400 feriti, e migliaia di sfollati.

Facebook ha bloccato il mio account. Era uno dei pochi canali di informazione su questa tragica situazione, anche perché era lì che pubblicavo ciò che mi scriveva Jacopo Bindi, un amico italiano che si trova in questo momento laggiù, sotto le bombe e a rischio della vita, per non lasciare sola quella popolazione. Facebook non ha dato alcuna spiegazione per questo gesto. Premesso che la censura è da rifiutare sempre, non è chiaro quali interesse Facebook volesse tutelare: quelli dei miliziani fondamentalisti che in questi giorni ad Afrin si fanno i video-selfie mentre asportano i seni dai corpi martoriati delle donne curde?

Oggi gran parte del pensiero critico viaggia sui social network, e Facebook è uno dei social più importanti del mondo come numero di iscritti; ma è anche un’azienda privata, che tutela i suoi interessi e ha rapporti con molte imprese e molti governi, tra cui anche quello della Turchia. Silenziare chi fa informazione sui massacri dei civili su richiesta di chi li sta massacrando, cioè la Turchia, sarebbe inaccettabile; di fronte a quello che sta succedendo ad Afrin, Facebook dovrebbe astenersi dal fare censura e, se non lo fa, dovrebbe essere richiamato alle sue responsabilità umane, anche perché siamo noi umani che lo riempiamo dei contenuti che lo fanno esistere, non la sua proprietà, che per di più ha sempre più lo stile di un’inquisizione. E non è possibile mettere il potere e i soldi davanti alla vita delle popolazioni civili, tanto più in Siria dove la gente ha già patito abbastanza, anche senza la censura di fb.

Denunciamo gli abusi contro i profili che diffondono informazione intorno a fatti tragici, perché Facebook può voler tutelare l’imbarazzo ipocrita dei carnefici, ma noi dobbiamo avere a cuore le vittime.”

Continuiamo per la #Siria e per #Afrin!

#SaveAfrin #SpeakUpForAfrin #WomenRiseUpForAfrin