Uno sguardo al Medio Oriente contemporaneo 

Kurdistan

Come la guerra in Siria ha influenzato gli assetti geopolitici.

L’espansione dell’autoproclamato Stato Islamico e il conseguente aumento del terrorismo internazionale hanno da molto travalicato i confini politici e geografici del Medio Oriente, in particolare di Siria ed Iraq. Assistiamo oggi ad una crisi politico-militare di difficile soluzione, dove attori internazionali e regionali non solo si scontrano nelle sabbie dei deserti siro-iracheni, ma lo fanno anche al di fuori di quel contesto geografico.

E’ per questo motivo che il 12 luglio presso lo Sherwood Festival proveremo a tracciare delle linee guida per meglio interpretare e comprendere quello che succede in quei territori così lontani ma, allo stesso tempo, centrali nell’ambito della politica internazionale.

Lo stato di guerra permanente che caratterizza il panorama medio-orientale da ormai cinque anni, da quando la spinta popolare verso la democratizzazione e la richiesta di diritti si è scontrata e infranta contro il muro reazionario dei regimi militari e della loro repressione, è diventato consuetudine. La polarizzazione e la guerra tout-court in Siria e Iraq sembra così non vedere una soluzione prossima. All’interno di questa polveriera, il ruolo del terrorismo di matrice islamica la fa da padrone: siamo tutti testimoni di un nuovo disegno, non più elitario e contenuto nello stile Al-Qaeda ma in un fenomeno di massa che fa leva sull’identità e sull’immaginario storico dell’Islam, l’autoproclamato Stato Islamico.

Partendo da una contestualizzazione storico-geografica, vorremmo quindi proporre un’analisi delle cause, politiche ed economiche, del conflitto siriano puntando molto l’attenzione anche al coinvolgimento della Turchia in questo scenario.

Turchia che è stata negli ultimi anni al centro del conflitto soprattutto per il fatto che il suolo turco è stato il principale canale di entrata in Siria di migliaia di foreign fighters diretti ad ingrossare l’esercito del Califfo. La Turchia però ha pagato, e tutt’ora paga, un prezzo molto alto per il suo coinvolgimento nel pantano siriano: dal vero e proprio fallimento della sua politica in Siria allo sfrontato aiuto logistico e materiale agli jihadisti neri; dalla rottura del processo di pace con i curdi alla guerra vera e propria intrapresa in Kurdistan Bakur.

Lo scorso anno siamo partiti da Kobane e dalla sua incredibile storia di resistenza per raccontare cosa succedeva ai confini dell’Europa. Quest’anno invece, consapevoli di essere cresciuti, vogliamo andare oltre e proporre una discussione più ampia, che possa fornire degli spunti di riflessione maggiori e soprattutto delle chiavi di lettura non mediate o semplificate per meglio comprendere il conflitto siriano e molte delle sue sfaccettature, dal terrorismo alla crisi migratoria, che ci colpisco nelle nostre città e sui nostri confini.
Ne discuteremo con:

Fulvio Scaglione (Famiglia Cristiana, autore de “Il patto con il diavolo. Come abbiamo consegnato il Medio Oriente al fondamentalismo e all’Isis”)

Massimiliano Trentin (Ricercatore presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Alma Mater Studiorum di Bologna e titolare della cattedra in History and International Relations of the Middle East)

Daniele Santoro (Studioso di geopolitica turca, analista per Limes e Repubblica)

Stefano Pasta (Famiglia Cristiana)

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