Ayotzinapa, le trappole della PGR

Messico

di Christian Peverieri

Ancora menzogne. Ancora espedienti per lasciare impuniti i colpevoli della sparizione dei 43 studenti di Ayotzinapa scomparsi la notte tra il 26 e il 27 settembre 2014 a Iguala dopo l’attacco subito dalle forze di polizia messicane.

Il nuovo capitolo di questa drammatica vicenda è la terza inchiesta sulla discarica di Cocula effettuata dalla PGR (Procura Generale della Repubblica), la stessa che aveva prodotto la “verdad historica” in cui si sosteneva che gli studenti fossero stati bruciati proprio in questa discarica. Tale verità storica è stata ampiamente smentita mesi fa dalle prove scientifiche prodotte dal GIEI (Gruppo Interdisciplinario Esperti Indipendenti), nominato dalla Commissione Interamericana dei Diritti Umani. In questo nuovo riesame delle prove gli expertos en materia de fuego nominati dalla Procura dichiarano che c’è evidenza del fatto che almeno 17 corpi sono stati bruciati nella discarica.

A questa nuova ricostruzione dei fatti genitori, studenti e difensori dei diritti umani non ci stanno. Per Omar Garcia, in questi giorni in Italia per l’iniziativa “Carovane Migranti” di Torino, questa è l’ennesima trappola della procura: “Prolungare nel tempo l’indagine è quello che cercano, così il movimento si stanca e la gente dimentica. Non per altro è stata avviata la campagna di diffamazione del GIEI; non per altro hanno imposto questa terza perizia; non per altro ora vogliono indennizzare le famiglie. Le famiglie, avvocati, esperti e studenti, il movimento che accompagna Ayotzinapa, dovranno analizzare bene che fare di fronte a questa situazione.” L’importante, sostiene sempre Omar è “non abbandonare i genitori dei nostri 43 compagni desaparecidos. Se dimentichiamo, loro vincono.”

Dal Messico, le reazioni dei genitori sono affidate al portavoce Felipe de la Cruz che dichiara: “Non crediamo alla PGR, tutti i giorni bruciano spazzatura nella discarica di Cocula”. Il portavoce dei genitori denuncia anche il mancato rispetto degli accordi tra PGR e GIEI rispetto a questa terza perizia. La risposta del GIEI non si è fata attendere. Nel comunicato (qui il link), si ribadiscono i risultati ottenuti con la perizia presentata il 6 settembre 2015, ovvero che non c’è evidenza scientifica che i 43 studenti siano stati bruciati nella discarica. Il testo prosegue poi con l’accusa alla PGR di aver violato gli accordi presi che prevedevano la metodologia da seguire, ovvero che gli expertos en materia de fuego si consultassero con il GIEI per assicurare che non ci fossero problemi o fraintendimenti nelle conclusioni. Inoltre, la pubblicazione avrebbe dovuto avvenire di comune accordo tra le parti, decidendo insieme che risposta dare. L’avvocato dei familiari Vidulfo Rosales ritiene invece “irresponsabile rendere pubblico i risultati senza un’analisi esaustiva e minuziosa dei resti.” Lo stesso avvocato dichiara che lunedì 4 aprile il GIEI risponderà pubblicamente su questa nuova perizia perché “ci sono cose che non quadrano”.

Ancora una volta, i risultati ottenuti dalla perizia richiesta dalla Procura, non hanno fornito dati certi anzi, le nuove dichiarazioni sembrano ostacolare il lavoro svolto degli esperti indipendenti che, ricordiamo hanno il sostegno dei famigliari, degli studenti e delle organizzazioni di difesa dei diritti umani. Nonostante le belle parole di Peña Nieto, questo modo di operare dello Stato messicano dimostra ancora una volta di calpestare senza scrupoli il dolore dei genitori che ancora oggi, dopo oltre un anno e mezzo, non smettono di chiedere giustizia ad un governo inaffidabile e per molti complice di questo crimine tremendo che è la sparizione forzata.