Voci dal Messico sulle morti in mare – Cuento Breve sobre numeros y nombres

Messico

di El Lobo Loco

C’era una volta, in un luogo indefinito, un pueblo polveroso…

Voce fuori campo del lettore attento e pignolo: – Scusi la domanda, ma questo pueblo non c’è più?-
Autore dilettante e attonito:  – Si esiste ancora, ma si usa iniziare le favole in questa maniera-
Lettore insoddisfatto e pignolo:  – Se tuttavia esiste, mi scusi, non può proprio dire “c’era una volta”, altrimenti non racconta la verità e confonde noi lettori fin dal principio-
Autore dilettante e imbarazzato:  – Ma questo è semplicemente un racconto senza nessuna particolare aspirazione letteraria. Lo sto inventando io dalla mia non troppa fervida immaginazione, come vedi da come lo ho iniziato-
Lettore sempre più puntiglioso:  – Ma cosa stai inventando quindi? E poi se il pueblo esiste non è in un luogo indefinito-
Autore sempre più imbarazzato e sempre più dilettante:  – Il pueblo è in un luogo ben preciso infatti, è in Chiapas, ci sono stato alcuni giorni fa. Volevo infatti scrivere una pequeña fabula ispirata da ciò che ho visto e sentito-
Lettore sempre più soddisfatto di essere puntiglioso:  – Allora lo vedi che il pueblo esiste ed è in un luogo ben definito nello spazio e nel tempo! Devi essere più chiaro e preciso, a ciò dovrebbe aspirare qualsiasi scrittore, anche se dilettante come te! Ma quindi cosa è inventato e cosa è reale? Comunque, sempre che posso continuare a permettermi, io cambierei l’inizio della storia per onestà verso il lettore. E inoltre, cambierei il titolo: guarda questi spagnolismi sono ridicoli, non è che se sai un’altra lingua devi sbandierarlo al mondo intero-
Autore dilettante ma infastidito: – Ma insomma, devo ancora iniziare a raccontare questa storia che già ricevo così tante critiche? Comunque, se sarai così gentile da darmene la possibilità, vedrai che è una storia inventata ma ispirata a fatti reali. Ora, io ti farò felice e cambierò il titolo e l’inizio, ma tu mi devi promettere che non mi interromperai fino alla fine-
Lettore annoiato:  – Va beeene, proverò a non interromperti, ma dipenderà anche da te: sii preciso e chiaro! E sii celere che mi hai già annoiato-

“Racconto (non più breve) di fantasia ma ispirato a fatti reali sui numeri e sui nomi”
In Messico, o meglio ancora in Chiapas, esiste un villaggio dove le vie, per gli occhi di un viaggiatore europeo, hanno una strana particolarità. Queste vie non hanno nome, ma sono i numeri che li differenziano l’una dalle altre. Si chiamano infatti calle 1, calle 2 e così via.
Un giorno, sotto il sole cocente delle 2 di un qualsiasi pomeriggio di Aprile, un italiano dalla faccia rossa si perse e iniziò a vagare a casaccio. Il sole lo fece delirare, e quasi pazzo, iniziò a parlare con Calle 700:
“Dalle mie parti le calle si chiamano vie e alle vostre cugine diamo molta più dignità . Le vie hanno infatti un nome, che gli conferisce una importanza ben maggiore di quella che può dare un semplice numero, mia cara Calle 700. Le vie prendono i nomi di grandi personaggi storici, come Via Dante e Via Cavour; ricordano grandi eventi storici, tristi o belli che siano, come via XXV aprile o via VIII settembre; si riferiscono a grandi città e così abbiamo Via Roma e Via Venezia e addirittura le più fortunate mantengano i nomi che li furono dati dagli antichi e glorioso romani, come la Cassia.
Dando un nome e non un semplice numero doniamo loro una vita quasi propria, una storia da conoscere e ricordare. Te invece sei semplicemente calle 700: che differenza ci sarebbe se tu fossi calle 800 o calle 900? Nessuno si ricorderà della tua storia: rimarrai sempre un numero”

Calle 700 rimase un po’ sbigottita dal fatto che un uomo le parlasse: era la prima volta che le capitava. Ancora sorpresa, decise di rispondere a quell’omino simpatico dalla faccia rossa:
“Ciao buffo uomo dalla faccia rossa! Che bello che tu mi parli, qui nessuno mi rivolge mai la parola e io mi annoio, al più posso ascoltare i discorsi degli uomini quando parlano fra di loro. Hai proprio ragione, le mie cugine europee sono molto più fortunate, viene riconosciuta loro una ben maggiore importanza. Anche io vorrei un nome e una storia da raccontare: non voglio più essere un semplice numero. Oggi stesso andrò all’ufficio dell’immigrazione e chiederò di essere spostata.

Mi piacerebbe vivere a Roma e perché no, chiamarmi Via Seneca.
Ora tutto mi è più chiaro. Qui è tutto il contrario di quello che avviene dalle tue parti. Vedi, qui vivono quelli che sono i tuoi cugini come per me lo sono le vie. Sono più bassi ma più furbi, visto che per non diventare rossi in faccia come te, si mettono dei passamontagna.

L’anno scorso morì per mano di altri uomini un maestro chiamato Galeano. Penso che fosse un uomo molto eminente: la sua storia era così importante che un altro uomo prese il suo nome, in modo che anche se è stato ucciso, sempre vivrà e mai verrà dimenticato. Ma la cosa che mi risulta più assurda è che questi uomini faranno un homenaje per ricordarlo: tutto questo per la morte di una sola persona?

Come dici te, dare dei nomi alle cose o alle persone regala loro una dignità e fa si che le loro storie non vengano perdute e dimenticate ma vengano conservate e ricordate. Ora ho compreso: qui si fa così per le persone, da voi per le vie. Difatti qualche giorno fa, faceva un caldo insopportabile come oggi e tutti dormivano. Per fortuna, lungo la mia calle, c’è un bar, dove era rimasta accesa la televisione. Ascoltavo distratta, quando ho sentito 700, e per un attimo ho pensato che parlassero di me. E invece no. Stavano discutendo di un peschereccio affondato nel bel mezzo del Mediterraneo dove molti uomini erano rimasti uccisi. Nessuno però parlava né delle loro storie né dei loro nomi, e lì per lì ero molto confusa, vista tutta l’importanza che era stata data quando qui ne era morto semplicemente uno. Ma ora finalmente mi è tutto chiaro: da voi è diverso, gli uomini sono dei numeri. Mio caro buffo uomo dal viso rosso, che differenza ci sarebbe stata se fossero morti 800 o 900 persone? Nessuno si ricorderà della loro storia: numeri sono e numeri rimarranno. Ah una curiosità: te sei un numero o hai un nome e una storia da raccontare?”

FINE DELLA STORIA
Autore dilettante:  – Allora, non hai più critiche puntigliose da farmi?-
Lettore attento ma triste: – Ma, ma, finisce in modo così triste la storia? Qual è la parte inventata e quale quella reale?-
Autore dilettante ma soddisfatto: – Ora non farmi domande così ingenue: sai benissimo qual è la parte inventata e quale quella reale senza che te lo dica io-
Lettore attento sempre più triste: – Dacci almeno una piccola morale felice da trarre da questa storia. Avevi detto che era una favola-
Autore dilettante compiaciuto dalla difficoltà del lettore: – Ma come, all’inizio del racconto eri così puntiglioso e annoiato, e ora addirittura vuoi la morale? Non c’è nessuna morale in questa storia: così va il mondo. Ma visto che ti vedo così triste, ti racconterò una piccola storia che forse vale la pena raccontare.

Quando ho finito di scrivere la storia, ero in un bar. Un signore mi ha chiesto se poteva sedersi a parlare con me, e così una parola tira l’altra alla fine abbiamo conversato felicemente per ore. Alla fine mi ha chiesto cosa stavo scrivendo. Io gli ho letto, senza mai interrompermi e alzare gli occhi, questa piccola favola. Alla fine l’ho guardato negli occhi, e i suoi occhi gonfi hanno iniziato a piangere.

Mi ha ringraziato per avergliela letta e mi ha abbracciato; poi dal nulla come era arrivato, se ne è andato. Quel giorno entrambi ci siamo riconosciuti per quello che siamo: piccoli esseri umani nel grande fiume della vita. Ci siamo dati l’uno all’altro la dignità che ogni giorno viene negato ai tanti dannati di questa terra. Aspettando e lottando per un cambio sociale sempre più necessario quanto difficile, potremo e dovremo iniziare a dare a noi e a dare agli altri questa dignità che ogni giorno viene annichilita. Ah una ultima cosa: il ragazzo era sì rosso in faccia, ma non per il sole, ma per la vergogna di quello che succede nel suo paese-
Questa è la vera fine del racconto
ma le storia di vita e di morte che ogni giorno attraversa il Mediterraneo
finirà solo quando le vie saranno numeri
e le persone dei nomi e delle vite