Solidarietà con le comunità resistenti in Patagonia

Wallmapu

Con grande coraggio e determinazione, nonostante i tentativi di intimidazione da parte di guardie armate, polizia e magistratura, continua l’attività di recupero territoriale da parte di famiglie mapuche, nel dipartimento di Cushamen, settore Vuelta del Rio-Leleque-Ruta 40, provincia Chubut.

Risale a qualche giorno fa l’ultimo tentativo di un’azione a sorpresa per allontanare i nativi dai territori occupati utilizzando la forza pubblica, sventato dalla costante attenzione e controllo su quanto si muove nel territorio, anche lontano dalle occupazioni.

L’allarme è scattato quando nel commissariato del capoluogo di provincia, che dista un centinaio di chilometri dal luogo del recupero, viene notato un movimento inconsueto e sproporzionato per la città, di mezzi militari della Fanteria e del contingente di polizia GEOP (Grupo Especial de Operaciones Policiales) comandato direttamente dal governo del Chubut.

Fin da subito, mentre fratelli e sorelle, mapuche e non, attivisti per i diritti umani, presidiavano il luogo recuperato, la gendarmeria veniva assediata da telefonate che chiedevano conto di tali movimenti e un gruppo di avvocati presentavano istanza di Habeas Corpus, rivelatasi utile per l’annullamento dell’operazione che, in ogni caso, non si sarebbe più svolta con l’effetto sorpresa sul quale contavano le autorità per eseguire l’allontanamento con minor conflitto.

In assenza di una sentenza che decretasse lo sgombero dei territori recuperati e che motivasse un tale spiegamento di forze, la giustificazione ufficiale del procuratore che ha chiesto l’intervento dell’esercito, è stata il timore a presentarsi sul luogo dell’occupazione solo con la polizia locale e al solo fine di identificare le persone che partecipavano all’occupazione, per cui la richiesta di aiuto alle autorità governative del Chubut, accorse in forze.

La rivendicazione del territorio nel dipartimento Cushamen riporta alla ribalta un conflitto che dura da decenni fra i nativi della zona e la Compañía de Tierras Sud Argentino S.A. di proprietà di Edizione Holding, la finanziaria della famiglia Benetton, definita in più occasioni il più grande proprietario terriero in Argentina.

Un nome ricorrente nei casi di controversie legate all’utilizzo dei territori ancestrali mapuche, originariamente utilizzati per la loro sussistenza basata sull’agricoltura e l’allevamento, dai quali sono state estromessi, nel corso dei tempi, con modalità discutibili e soprattutto poco rispettose degli accordi internazionali a tutela dei popoli nativi e delle leggi nazionali che vietavano la concentrazione di vaste aree in mano a un’unica proprietà.

Un nome simbolo di intraprendenza, in questo caso applicata al tentativo di liberare i territori dagli esseri umani che li occupano da generazioni, agevolato da rapporti privilegiati con le autorità locali, il cui comportamento è al limite dell’abuso, come avvalorano episodi accaduti, significativi e inquietanti.

Come iniziative giudiziarie a carico di protagonisti dei recuperi territoriali, promosse da procuratori compiacenti che, considerandoli atti terroristici, applicano la legge antiterrorismo, poi stoppate dalla giustizia Federale per illegittimità e ferme alla Corte Suprema di Giustizia per dubbia competenza territoriale.

Come sparatorie intimidatorie con armi di grosso calibro, effettuate da persone non in divisa contro le famiglie occupanti, avvenute contestualmente al presidio della Ruta 40 da parte della polizia, che, da noi interpellata in occasione di una visita avvenuta il giorno dopo, non ha riconosciuto alcun fatto.

Di fronte a questi fatti, nel ribadire il diritto dei nativi mapuche a recuperare il territorio ancestrale, a mantenere il proprio stile di vita legato ai ritmi della terra, in resistenza all’arroganza della Compañía de Tierras Sud Argentino S.A., multinazionale della Benetton e dei grandi ‘terratenientes’ in generale, sosteniamo la resistenza delle famiglie nel dipartimento di Cushamen e denunciamo ancora una volta gli abusi istituzionali e dei privati.

Libertà di movimento per i nativi mapuche nei territori!

Marichiweu!

Associazione Ya Basta! Edi Bese!

Facciamo sentire loro la nostra solidarietà

Links utili:
Red de apoyo a las Lof en resistencia Dpto. Cushamen

1 thought on “Solidarietà con le comunità resistenti in Patagonia

  1. dal web
    Recupero di territorio in Cushamen
    E ‘molto importante che l’intera società si informi e prenda posizione per quanto riguarda il conflitto sul recupero in Leleque-Vuelta del Rio (Chubut), terreno che mai appartenne a Tierre del Sud argentino sa. – Benetton Group, e semplicemente furono recintate nel passaggio di mano da inglesi a italiane. La formazione di zone franche extraterritoriali in Patagonia (Lewis, Benetton, gruppo Burco-belga) è di grande importanza geopolitica e aumenta il rischio della secessione come è già stato avvertito. La politica di spopolamento del territorio e accumulo delle persone nei centri urbani esistenti è il peggiore errore che può essere fatto in questo momento. Anzi, al contrario dovrebbero essere promosse politiche formazione di piccoli villaggi in tutto l’interno (con atti anche volontari di cessione delle terre) dando priorità agli abitanti originari di questa terra che vogliono davvero vivere con essa. Anziché perseguire, criminalizzare, tormentare loro e coloro che li sostengono, si dovrebbe lasciarli in pace per continuare a costruire ogni giorno, anche nelle peggiori condizioni atmosferiche, le loro baracche, i loro giardini, la loro riconnessione con la terra, con il cosmo e il sacro, un modo di vita del quale avremmo bisogno in questo mondo “civilizzato” del benessere, ma non la ‘buon vivere’.

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